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LA STORIA DEL COMUNE DI CHIUSA PESIO

Da Napoleone ai giorni nostri

La tranquilla operosità della valle, scelta dal governo per l'impianto di una fabbrica di vetri e cristalli assunta ben presto a rinomanza internazionale per la finezza dei manufatti, nel 1800 viene temporaneamente scossa dal turbine napoleonico, ma ben presto un processo di rinnovamento tecnologico investe ogni settore dell'economia locale.

 

Pur privo di sbocchi diretti con la Francia e la riviera ligure, il comune sa valorizzare con successo le notevoli potenzialità agricole e zootecniche (castagne, legname, prodotti del sottobosco, latticini, cereali) e artigianali, derivate dallo sfruttamento dell'energia idrica del torrente Pesio (ceramica, fabbriche di stoviglie comuni, filande, falegnamerie, martinetti, mulini).

Uno dei più attivi imprenditori locali, il cavalier Avena, proprietario della vetreria e di un vasto patrimonio fondiario, trasforma la Certosa abbandonata in un albergo termale di fama europea e in una zona collinare incolta crea dal nulla lo stupendo castello di Mombrisone.
Il crescente flusso migratorio dalle aree montane, prive di adeguate risorse, e la grande guerra dissanguano il comune, a partire dalla montagna, quella stessa che nel periodo della resistenza vede operare con successo una sparuta, ma coraggiosa banda partigiana guidata dal capitano Cosa e che ora rivive nel sacrario partigiano di Certosa e in una mostra documentaria nelle sale del comune. L'alta valle Pesio oggi è tornata a vivere grazie alla presenza del Parco naturale.

- Gli albori di Chiusa Pesio
- Chiusa, Comune libero
- Da Napoleone ai giorni nostri

 

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