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Pur privo di sbocchi diretti con la Francia e la riviera ligure,
il comune sa valorizzare con successo le notevoli potenzialità
agricole e zootecniche (castagne, legname, prodotti del sottobosco,
latticini, cereali) e artigianali, derivate dallo sfruttamento
dell'energia idrica del torrente Pesio (ceramica, fabbriche di
stoviglie comuni, filande, falegnamerie, martinetti, mulini).
Uno dei più attivi
imprenditori locali, il cavalier Avena, proprietario della vetreria
e di un vasto patrimonio fondiario, trasforma la Certosa abbandonata
in un albergo termale di fama europea e in una zona collinare
incolta crea dal nulla lo stupendo castello
di Mombrisone.
Il crescente flusso migratorio dalle aree montane, prive di adeguate
risorse, e la grande guerra dissanguano il comune, a partire dalla
montagna, quella stessa che nel periodo della resistenza vede
operare con successo una sparuta, ma coraggiosa banda partigiana
guidata dal capitano Cosa e che ora rivive nel sacrario partigiano
di Certosa e in una mostra documentaria nelle sale del comune.
L'alta valle Pesio oggi è tornata a vivere grazie alla
presenza del Parco
naturale.
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