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La catena del Marguareis (2651)
Peculiare è l'aspetto orografico del settore alpino. L'imponente
bastione di testata del Marguareis (m 2651), le cui pareti a strapiombo
sono tormentate da incisioni, cenge, canaloni, diedri, si staglia
nel cielo terso col quel tipico profilo dentato che la fantasia
ha accostato al volto del sommo Dante, mentre le stratificazioni
variegate delle sue rocce, dal grigio chiaro al giallo ed al rossastro,
soprattutto se osservate al tramonto, gli hanno fatto conquistare
l'appellativo di "Dolomiti del Piemonte".
La qualità della
roccia non è tuttavia pari alla dolomia delle Alpi Orientali,
ma un calcare friabile che si sfalda con estrema facilità,
mettendo a dura prova l'abilità anche del più esperto
arrampicatore.
Il versante destro della
valle degrada con andamento uniforme. Ordinate lungo la linea
displuviale, si susseguono le cime Cars (m 2.204), Piastra (m
1.858) e Pigna (m 1.768) sino a toccare il nodo orografico della
cappella dell'Olocco. Nel tratto inferiore sono rivestite da un
rigoglioso manto forestale, costituito in prevalenza da abetaie
e faggete, mentre a quote più elevate si aprono ampie distese
erbose.
Il versante sinistro è
più elevato ed esteso: superano quota 2.000 metri numerose
conformazioni rocciose come Mirauda, Costa Rossa e la Bisalta,
che con la sua inconfondibile sagoma a doppia punta svetta sulla
pianura cuneese. La vegetazione non raggiunge il limite altimetrico
riscontrato sul versante opposto.
Idrologicamente la valle
gravita attorno al corso dell'eclettico torrente Pesio, caratterizzato
da vorticosi impeti primaverili e intermittenti magre estive.
In primavera la sorgente sgorga con fragore da suggestive cascate
alte una trentina di metri, localmente chiamate Pis, a quota 1.426
metri, che costituiscono l'affioramento dell'acqua piovana e nivale
raccolta nel soprastante bacino carsico delle Carsene e filtrata
nel sottosuolo attraverso un intricato reticolo ipogeo. Un ambiente
suggestivo, quasi lunare, quello delle Carsene, sede d'inghiottitoi,
doline, campi solcati, frequentato dagli speleologi per la presenza
di pozzi assai interessanti quali l'abisso Cappa, profondo settecento
metri, e l'abisso Scarason, contenente i resti di un antichissimo
ghiacciaio.
Scorrendo in una profonda
e suggestiva gola, il Pesio giunge al Pian delle Gorre (m 1044),
ripiano morenico rinserrato tra i balzi rocciosi del Camussé
e del Brusèis, cuore del Parco Naturale Alta Valle Pesio.
La pendenza dell'alveo si riduce gradualmente in prossimità
del villaggio turistico d'Ardua (m 930) e dell'antico monastero
certosino di Santa Maria (m 850), posto a una decina di chilometri
da Chiusa, dove si assiste al repentino passaggio dall'ambiente
alpino alla superba fascia dei castagneti a fustaia.
Superate le frazioni alpine
di San Bartolomeo (m 755), costellato da borgatelle e case sparse
un tempo assai popolate, e Vigna (m 710) con la contigua Fiolera
fondata dai monaci certosini, il corso perde quasi completamente
il carattere vorticoso e con decorso meno tortuoso e in dolce
pendenza lambisce il capoluogo (m 575) e l'area agricola pianeggiante
della frazione Abrau, scostandosi alquanto dall'altopiano alluvionaleic
e dotate di giochi per bimbi, campi da tennis, da calcio e da
bocce. Molteplici e distensive sono le escursioni nel Parco Naturale
Alta Valle Pesio sino ai più lontani rifugi o le passeggiate
ai piedi delle colline ove sgorgano sorgenti dalle virtù
magnesiache e oligominerali oppure lungo itinerari di notevole
interesse culturale che ci conducono a rivisitare nelle borgate
di montagna, negli assolati cascinali di pianura così come
nelle strette viuzze del capoluogo le tracce della storia e della
religiosità più antica e autentica. Numerose le
attrezzature sportive gestite dal comune o dalle associazioni
locali, i campi di calcio, il palazzetto polifunzionale, l'impianto
delle "Vele" per l'arrampicata sportiva, la pista di
fondo "Marguareis" posta all'imbocco del Parco, con
annesso un campo di pattinaggio su ghiaccio. Il fascino dello
sci alpinistico in ambienti incontaminati, l'escursionismo a cavallo
o in mountain-bike alla scoperta di angoli ancora selvaggi coinvolgono
anche i meno esperti, mentre è fortissimo il richiamo che
esercita la pesca nelle limpide acque del torrente Pesio per l'opportunità
di catturare stupendi esemplari di trote fario e di rare "marmorate"
di razza autoctona.
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