| lavorazioni,
il laboratorio del fabbro e del falegname, la scuderia e la cappella
con annessa la sacrestia. Ai piani superiori erano ubicati gli
alloggi delle maestranze, serviti da un ballatoioi interno, i
locali dell'amministrazione e l'alloggio del Direttore.
Vi era inoltre il canale derivato dal torrente Pesio a monte dell'abitato
che consentiva l'approvvigionamento del legname attraverso la
flottazione dei tronchi dall'alta valle alla vetrria e consentiva
il movimento delle macine dello stabilimento.
Per garantire una manodopera qualificata, le maestranze inizialmente
furono in massima parte costituite da operai boemi, francesi e
veneziani.
Nel 1773 con decreto di Vittorio Amedeo III le Regie Vetrerie
vennero affittate a privati.
La produzione venne interrotta nel 1799 per l'occupazione della
fabbrica da parte delle truppe francesi ed austriache.
Superata la crisi la Vetreria riprese a pieno ritmo un'attività
produttiva di alto livello, a coronamento della quale i suoi prodotti
vennero insigniti, nell'Esposizione di Parigi del 1806, della
prestigiosa medaglia d'argento.
Quattro anni dopo, in seguito alla "Alienazione dei beni
nazionali", la Vetreria passò alla proprietà
privata dei Saroldi e Avena.
Nel 1856 la fabbrica cessò completamente l'attività
produttiva.
Abbattuti i casoni delle fornaci, l'edificio civile venne smembrato
in due lotti: una parte venne adibita a sontuosa abitazione degli
Stuaut - Avena con la costruzione di un monumentale scalone in
marmo. Ora questa ala dell'edificio, venuto in possesso ad un
ordine religioso femminile nel 1968, è sede di un ricovero
per anziani.
L'altra parte dell'edificio, che prospetta verso l'abitato di
Chiusa Pesio, dal 1878 alla seconda guerra mondiale, venne utilizzata
quale caserma degli alpini e negli anni settanta è stata
parzialmente ristrutturata dal Comune ed attende a tutt'oggi una
sistemazione definitiva.
VISITA
IL SITO >>
|
VISITA
IL SITO >>

La regia fabbrica di Vetri e Cristalli
|